LE SANZIONI PENALI TRIBUTARIE DOPO IL D.LGS 158/15

Il  D.Lgs. n.74/2000 è stato sensibilmente modificato dal  D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158 ( Delega fiscale ). Dopo un primo sintetico contributo pubblicato sul sito all’indomani della pubblicazione avvenuta il 7 ottobre 2015 in Gazzetta Ufficiale proviamo ora ad approfondire la tematica esponendo di seguito le modifiche in materia di sanzioni penali e i loro effetti.

In primis si evidenzia che non sono stati oggetto di modifica i seguenti articoli :

  • articolo 8Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti;
  • articolo 9Concorso di persone nei casi di emissione o utilizzazione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti;
  • articolo 11Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte;
  • articolo 12Pene accessorie.

Si segnala, invece, la soppressione con decorrenza 22/10/2015 (data di entrata in vigore del succitato D.lgs 158/2015 ) dell’articolo 7 Rilevazioni nelle scritture contabili e nel bilancio. Parte di esso è stato trasfuso nel nuovo articolo 4 con l’aggiunta dei commi 1-bis e 1-ter.  E’ poi stata innalzata la soglia di non punibilità fino a euro 150 mila di imposta evasa e a euro 3 milioni di elementi attivi sottratti, fermo restando il limite del 10% di elementi attivi sottratti anche mediante l’indicazione di elementi passivi inesistenti.

Questi di seguito gli articoli modificati :

Con la modifica dell’articolo 10 Occultamento o distruzione di documenti contabili è stata aumentata l’irrogazione della pena ora determinata da un anno e sei mesi a sei anni di reclusione.

L’articolo 10-bis è stato modificato in Omesso versamento di ritenute dovute o certificate; pertanto ora il novellato articolo prevede che sia punibile chiunque non versi ritenute dovute per la dichiarazione di sostituto di imposta effettuate, indipendentemente dall’avvenuto rilascio o meno della certificazione ed è stata innalzata la soglia di punibilità che passa da euro 50 mila  per anno d’imposta ad euro  150 mila.

La modifica dell’articolo 10-ter Omesso versamento IVA ha innalzato la soglia di punibilità, per chiunque non versi l’I.V.A. dovuta entro il termine per il versamento per l’acconto relativo all’anno successivo, portandola da  50 mila a un ammontare superiore a euro 250 mila per anno d’imposta. Resta invariata la pena della reclusione da sei mesi a due anni,. Vi è da segnalare che tale norma è al vaglio, su domanda di pronuncia pregiudiziale del Tribunale di Bergamo, della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in base al principio ne bis in idem.

L’articolo 10-quater Indebita compensazione resta sostanzialmente immutato pur tuttavia effettua la seguente distinzione nella pena irrogata tra crediti non spettanti e quelli inesistenti.

Per la prima fattispecie resta invariata la pena da sei mesi a due anni di reclusione per chiunque effettui indebita compensazione di crediti per un importo superiore a 50 mila per anno d’imposta; viene viceversa innalzata la pena ora da un anno e sei mesi a sei anni per chiunque effettuati indebita compensazione di crediti inesistenti superiori a euro 50 mila per anno d’imposta.

Merita particolare attenzione il nuovo articolo 12-bis Confisca.  Detto articolo prevede che, in caso di condanna o applicazione della pena su richiesta delle parti ai sensi dell’art 444 c.p.p. per uno dei delitti previsti dal D.lgs 74/2000, “è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto”. Viceversa la confisca non opera se il contribuente si impegna a versare all’erario quanto dovuto  con il disposto che se il versamento non viene effettuato la confisca è sempre disposta.

Il nuovo articolo 13 Cause di non punibilità. Pagamento del debito tributario prevede che il pagamento del debito tributario non sia più circostanza attenuante, bensì causa di non punibilità.

Al primo comma per i reati di mancato versamento di ritenute dovute o certificate art 10-bis., di omesso versamento IVA art. 10-ter e indebita compensazione per i soli crediti non spettanti art. 10-quater, viene  prevista la non punibilità se prima dell’apertura del dibattimento di primo grado il contribuente effettua il pagamento integrale di quanto dovuto oltre sanzioni e interessi “anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie, nonché del ravvedimento operoso”.

Il secondo comma affronta i reati relativi alla dichiarazione infedele  e omessa dichiarazione sancendo che sono estinti se i debiti tributari, comprese sanzioni e interessi, sono stati integralmente pagati a seguito del ravvedimento operoso o della presentazione della dichiarazione omessa entro il termine della dichiarazione relativo al periodo successivo, purché non siano già intervenuti accessi, ispezioni o verifiche o l’inizio di qualunque accertamento amministrativo o di qualunque procedimento penale.

Al terzo comma il legislatore afferma che qualora prima dell’apertura del dibattimento di primo grado il debito risulta in fase di estinzione mediante rateizzazione è previsto un termine di tre mesi per il pagamento del debito residuo, anche ai fini eventualmente dell’applicazione delle circostanze attenuanti di cui al successivo articolo 13-bis, con facoltà da parte del Giudice di proroga per non oltre tre mesi e sospensione della prescrizione.

 

Infine, è stato introdotto l’articolo 13-bis che stabilisce che, al di fuori dei casi di non punibilità, il pagamento dei debiti tributari, con sanzioni e interessi, prima dell’apertura del dibattimento di primo grado, consente la diminuzione della pena sino alla metà e la non applicabilità delle pene accessorie di cui all’articolo 12 e, fatte salve le ipotesi di cui all’articolo 13 commi 1 e 2, consente il patteggiamento per i reati di cui al D.Lgs. n.74/2000 (possibile anche in caso di ravvedimento operoso).

 

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